Salvatore, Cacaticchiu, Gambilonghe e Ferdinando

MYSELF / LA CORTE OSPITALE
ore 22.45 > Chiostro del Protoconvento > (65 min.) Prima nazionale
produzione Myself e La Corte Ospitale
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Armunia Festival Costa degli Etruschi
residenza creativa al Teatro Petrella di Longiano
scritto e diretto da Francesco Suriano
con Alessandro Lombardo e Francesco Aiello
scene e costumi Rosalba Balsamo
luci Stefano Pari
Il 2 ottobre 1847, nel Regno delle Due Sicilie, nella piana di Gerace, alle quattro del pomeriggio furono fucilati cinque giovani calabresi: Michele Bello, Pietro Mazzone, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori e Rocco Verduci.
I cinque, poco più che ventenni, erano accusati di essere i capi di una rivolta contro il Re che per alcuni giorni seminò lo scompiglio nei comuni del distretto di Gerace, finché la sera del 6 settembre 1847, a Roccella, in modo emblematico e paradossalmente buffo, l’insurrezione terminò.
NOTE DI REGIA
Lo spettacolo racconta l’epica minore dell’agente segreto del Regno delle due Sicilie, Salvatore Saltalamacchia.
Il poliziotto è un personaggio di fantasia che racconterà nel suo dialetto secco e pungente i fatti storici del 1847 passati alla cronaca come “I moti di Gerace”. Passando da personali e ironiche elucubrazioni fino a descrivere i dettagli dei tragici avvenimenti, Salvatore, riuscirà a evocare il particolare momento storico, avvenuto in Calabria, che in qualche modo aprirà la strada al Risorgimento italiano.
Ma il suo è anche un viaggio nelle cantine e nei vicoli di Napoli e in una Calabria che ai suoi occhi appare popolata da guardie del palazzo reale talmente piccole da stare nella “sacchetta” dei pantaloni, da topi mostruosi, dal Re Ferdinando II, da uomini dalle gambe lunghissime capaci di attraversare l’Italia con poche falcate, da bambini che raccolgono sterco di mulo che invece di parlare cantano e da calabresi che si rivoltano contro le autorità senza sapere nemmeno la ragione, perché se c’è una rivolta bisogna partecipare. Saltalamacchia riuscirà a comprendere le ragioni di quell’insurrezione fino a schierarsi dalla parte di quelli che si ribellano.
Il protagonista in un gioco delle parti interpreterà anche gli altri personaggi, dai cinque martiri a Ferdinando II, dal capo della polizia a una cortigiana del palazzo reale e altri che popolano questo frammento di storia che forse oggi chiede ancora delle risposte.
Sulla scena predomina l’alluminio: nelle favole calabresi non c’è mai l’oro c’è solo il metallo più povero, appunto l’alluminio. Perché la Calabria è ancora piena di latta, come i tetti delle case che la coprono, i muri di latta che separano i terreni, le latte arrugginite sulle spiagge. La landa, come viene chiamata la latta in Calabria, una favola in una landa deserta.
Francesco Suriano
