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	<title>PRIMAVERA dei TEATRI</title>
	<link>http://www.primaveradeiteatri.com</link>
	<description>Nuovi linguaggi della scena contemporanea</description>
	<pubDate>Sat, 24 May 2008 23:50:04 +0000</pubDate>
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		<title>L’Esausto o il profondo azzurro</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>6 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[  
TEATRO STABILE DI CALABRIA
 ore 20.45 > Teatro Sybaris > (65 min.)
uno spettacolo di Lorenzo Gleijeses
con la regia di Julia Varley (Odin Teatret)
con Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio
drammaturgia Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley
coreografie Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley
in collaborazione con Augusto Omolù, Giorgio Rossi, Tommaso Starace
musiche a cura di Lorenzo Gleijeses, Francesco Eco
scene e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image140" height="85" alt="Esausto6.JPG" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Esausto6.miniatura.JPG" /> <img id="image141" height="85" alt="Esausto8.JPG" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Esausto8.miniatura.JPG" /> <img id="image142" height="85" alt="Esausto7.JPG" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Esausto7.miniatura.JPG" /></strong></p>
<p><strong>TEATRO STABILE DI CALABRIA</strong></p>
<p> ore 20.45 > Teatro Sybaris > (65 min.)</p>
<p><em>uno spettacolo di</em> Lorenzo Gleijeses<br />
<em>con la regia di</em> Julia Varley (Odin Teatret)<br />
<em>con</em> Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio<br />
<em>drammaturgia</em> Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley<br />
<em>coreografie</em> Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley<br />
<em>in collaborazione con</em> Augusto Omolù, Giorgio Rossi, Tommaso Starace<br />
<em>musiche a cura di</em> Lorenzo Gleijeses, Francesco Eco<br />
<em>scene e videoambiente</em> Paolo Calafiore<br />
<em>light designer</em> Gigi Ascione<br />
<em>video</em> Paco Capaldi<br />
<em>realizzazione video</em> Attilio Ruggero<br />
<em>area tecnica</em> Rosario D’Alise<br />
<em>scenografo assistente</em> Ji Hye Choi<br />
<em>foto di scena</em> Marco Ghidelli<br />
<em>realizzazione scene</em> Rosario Imparato<br />
<em>produzione</em> Teatro Stabile di Calabria<br />
<em>in collaborazione con</em> Mercadante Teatro Stabile di Napoli<br />
<span /></p>
<p>Un nuovo studio, tra Beckett e Deleuze, per Lorenzo Gleijeses, vincitore del Premio Ubu 2006 come migliore attore under 30 per l’interpretazione de <em>Il Figlio di Gertrude</em>, realizzato a quattro mani con Julia Varley, storica attrice dell&#8217;OdinTeatret. Un sodalizio, quello con la Varley che continua anche in questa occasione, per la quale, spiega il giovane attore, “il punto di partenza è stato <em>Cerimonia funebre per un negro assassinato</em> di Fernando Arrabal. In quest’opera i due protagonisti, Jeronimo e Vicente, una sorta di Vladimiro ed Estragone spagnoli, si rinchiudono (o sono rinchiusi?) in una stanza. Decidono di diventare attori, fanno il possibile per diventarlo per astrarsi allontanarsi, straniarsi, chiudere i contatti con un mondo esterno che fa paura. Attori in ricerca, nel pantano della ricerca, una ricerca d’identità che diviene perdita d’identità. Pensavo al testo di Arrabal, lo leggevo, lo immaginavo e parallelamente ho incontrato <em>L’esausto,</em> una prefazione di Gilles Deleuze a 4 pìece di Samuel Beckett: “La combinatoria è l’arte o la scienza di esaurire il possibile. Solo l’esausto può esaurire il possibile perché ha rinunciato a qualsiasi bisogno, preferenza, scopo o significato. Solo l’esausto è abbastanza disinteressato, abbastanza scrupoloso, non può fare a meno di sostituire i progetti con tabelle e programmi privi di senso. Quel che conta per lui è in che ordine fare quel che deve e secondo quali combinazioni fare…per nulla.[…] Non cadiamo nell’indifferenziato o nella famosa unità dei contrari e non siamo nemmeno passivi, ci diamo da fare, ma per nulla. […] La massima esattezza e l’estrema dissoluzione: sono questi i due sensi dell’esaurimento, ci vogliono tutti e due per abolire il reale.”
</p>
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		</item>
		<item>
		<title>GiOtto. Studio per una tragedia</title>
		<link>http://www.primaveradeiteatri.com/giotto-studio-per-una-tragedia/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>5 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[
SUTTA SCUPA
ore 20.45 > Teatro Sybaris > (70 min.)
di e con Giuseppe Provinzano
Nel luglio del 2001 a Genova si sono consumati degli eventi di una tragicità epocale, tali da riuscire ad annoverare Genova alla stessa stregua di grandi città palcoscenico di tragedie. Penso a una Genova che come Tebe, come Troia, possa diventare il luogo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image137" height="83" alt="GiOtto1.JPG" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//GiOtto1.JPG" /></strong></p>
<p><strong>SUTTA SCUPA</strong></p>
<p>ore 20.45 > Teatro Sybaris > (70 min.)</p>
<p><em>di e con </em>Giuseppe Provinzano</p>
<p>Nel luglio del 2001 a Genova si sono consumati degli eventi di una tragicità epocale, tali da riuscire ad annoverare Genova alla stessa stregua di grandi città palcoscenico di tragedie. Penso a una Genova che come Tebe, come Troia, possa diventare il luogo di una storia che resti nella memoria, luogo del mito e della sua tragedia. Ma questa tragedia oggi non si può rappresentare.<br />
Forse potremo farlo tra 1000 anni, quando questa memoria sarà divenuta tale. Essa non è rappresentabile per il semplice motivo che i fatti in questione non hanno ancora assunto valore di storia avendo ancora valenza di cronaca, perché nuovi risvolti emergono quotidianamente come a delineare nuovi elementi per una potenziale drammaturgia,perché i protagonisti non sono ancora personaggi perché ancora persone. Questa città e la sua storia vivono così questo parossismo tra urgenza di racconto e irrappresentabilità del tutto. Ma questa storia va raccontata. Ne ha tutto il diritto. Ne abbiamo tutto il dovere. Gli elementi perché questa rappresentatabilità prenda atto d’altronde ci sono tutti. Eccone alcuni potenzialmente validi:<br />
<em>Abbiamo un ragazzo morto da assurgere ad eroe e\o vittima.<br />
</em><em>Ne abbiamo un altro, assassino, candidato a divenire l’ anti-eroe e\o la vittima.<br />
</em><em>Abbiamo “8 re” che malgrado tutto hanno passato un piacevole weekend.<br />
</em><em>Abbiamo il loro esercito, che impavido, ha seminato il terrore tra le folle.<br />
</em><em>Abbiamo più di 500000 persone che già hanno gridato in “coro”</em>.
</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Mangiami l’anima e poi sputala</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>5 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[ 
FIBRE PARALLELE
ore 22.30 > Sala 14 del Protoconvento > (65 min.)
ispirato dal romanzo omonimo di Giovanna Furio
Selezione Premio Scenario 2007
di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
assistente alla regia Maria Elena Germinario
luci Carlo Quartararo
scene Gianluigi Carbonara
oggetti di scena Nunzia Guacci
collaborazione tecnica Frank Lamacchia
organizzazione Elisabetta Lapadula
grafica Alessandra di Ridolfo
si ringrazia per la collaborazione Fabrica#Famae e lo Spazio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image139" height="96" alt="Mangiami lanima (10).jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Mangiami%20lanima%20(10).jpg" /> <img id="image138" height="96" alt="Mangiami lanima (5).jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Mangiami%20lanima%20(5).jpg" /></strong></p>
<p><strong>FIBRE PARALLELE</strong></p>
<p>ore 22.30 > Sala 14 del Protoconvento > (65 min.)</p>
<p>ispirato dal romanzo omonimo di Giovanna Furio<br />
Selezione Premio Scenario 2007</p>
<p><em>di e con </em>Licia Lanera e Riccardo Spagnulo<br />
<em>assistente alla regia</em> Maria Elena Germinario<br />
<em>luci </em>Carlo Quartararo<br />
<em>scene </em>Gianluigi Carbonara<br />
<em>oggetti di scena</em> Nunzia Guacci<br />
<em>collaborazione tecnica</em> Frank Lamacchia<br />
<em>organizzazione</em> Elisabetta Lapadula<br />
<em>grafica</em> Alessandra di Ridolfo<br />
si ringrazia per la collaborazione Fabrica#Famae <em>e lo</em> Spazio O.F.F. <em>di Trani<br />
</em></p>
<p><em>“Gesù ha sofferto le carni della donna e dell&#8217;uomo e sa benissimo che il desiderio e il piacere sono alla base della creazione. Quindi la donna sarà il frumento della sua casa, quindi la donna sarà il pane quotidiano, quindi la donna sarà il male e la pietà del male, il bene e la pietà del bene. Quindi la donna avrà in sè tutte le contraddizioni care a Gesù: la tenerezza e l&#8217;oblio, la condanna e l&#8217;assoluzione, il parto e il figlio, la luce e la tenebra.” </em>Alda Merini.</p>
<p>La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto.<br />
L&#8217;uomo, il maschile, è appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta.<br />
La preghiera di redenzione che innalza la donna fa compiere il miracolo inatteso: Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata.<br />
Questo incontro, questo cortocircuito genera un&#8217;esplosione e una deframmentazione del concetto d&#8217;amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una grottesca storia d&#8217;amore e di purificazione.<br />
Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cioè il più semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva.<br />
Il racconto della storia, ombroso ed grottesco, sfiora a tratti una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del Sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica religiosa.
</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Sandokan. o la fine dell’Avventura</title>
		<link>http://www.primaveradeiteatri.com/sandokan-o-la-fine-dell%e2%80%99avventura/</link>
		<comments>http://www.primaveradeiteatri.com/sandokan-o-la-fine-dell%e2%80%99avventura/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>4 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[
I SACCHI DI SABBIA - COMPAGNIA LOMBARDI/TIEZZI
ore 20.45 > Teatro Sybaris > (70 min.) Prima nazionale
Liberamente tratto da
Le Tigri di Mompracem di Emilio Salgari
scrittura scenica Giovanni Guerrieri
con la collaborazione di  Giulia Gallo e Giulia Solano
con Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano
tecnica Federico Polacci
costumi Luisa Pucci
produzione I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image134" height="85" alt="Sandokan.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Sandokan.miniatura.jpg" /></strong></p>
<p><strong>I SACCHI DI SABBIA - COMPAGNIA LOMBARDI/TIEZZI</strong></p>
<p>ore 20.45 > Teatro Sybaris > (70 min.) <strong>Prima nazionale</strong></p>
<p>Liberamente tratto da<br />
<em>Le Tigri di Mompracem</em> di Emilio Salgari</p>
<p><em>scrittura scenica </em>Giovanni Guerrieri<br />
<em>con la collaborazione di  </em>Giulia Gallo e Giulia Solano<br />
<em>con </em>Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Giulia Solano<br />
<em>tecnica</em> Federico Polacci<br />
<em>costumi </em>Luisa Pucci<br />
<em>produzione</em> I Sacchi di Sabbia/Compagnia Lombardi-Tiezzi<br />
<em>in collaborazione con</em> Teatro Sant’Andrea di Pisa, La Città del Teatro, Armunia Festival Costa degli Etruschi <em>con il sostegno della</em> Regione Toscana</p>
<p>“Signore e Signori, buona sera! Perdonate ai nostri rozzi e piatti ingegni l’ardire di esporre su questo indegno palchetto un così alto argomento, come quello che appunto ora vedrete. Può mai questa nostra pedana contenere i vasti mari della Malesia? Chi potrebbe inzeppare in questa O di legno anche soltanto le scimitarre che sbigottirono e atterrirono gli inglesi di Labuan? Oh, perdonateci! Ma se può una semplice cifra su un foglio rappresentare un milione, concedete anche a noi, gli zeri di questa grossa somma, di muovere le forze della vostra fantasia: supponete racchiuse entro le cinta di questo tinello due terribili potenze, che dalle sponde opposte di un rischioso braccio di mare si minacciano! Gli invasori inglesi, coloni a Sarawak e i terribili pirati di Mompracem, giustizieri e paladini dei mari, guidati dall’invincibile Sandokan, la Tigre della Malesia! Sopperite alla nostra insufficienza con la vostra immaginazione. Fate d’un uomo mille uomini; createvi di fantasia un poderoso esercito. Se noi diciamo navi figuratevi vere navi, e guardatele rincorrersi sfidando le furie dei venti. Sarà il vostro pensiero qui a vestire d’armi i nostri guerrieri, a trasportarli d’un lampo da un luogo all’altro! Riducendo a un’ora di clessidra il passaggio dei giorni e dei mesi!”</p>
<p align="right"><em>Shakespeare, Prologo dell’Enrico V, riadattato per l’occasione.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tumore, uno spettacolo desolato</title>
		<link>http://www.primaveradeiteatri.com/tumore/</link>
		<comments>http://www.primaveradeiteatri.com/tumore/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>4 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[ 
COMPAGNIA MALEBOLGE in coproduzione con RialtoSantambrogio
ore 22.15 > Sala 14 del Protoconvento > (100 min.)
scritto e diretto da Lucia Calamaro
con Benedetta Cesqui / Lucia Calamaro – La Madre, Monika Mariotti – La Dottoressa
disegno luci Marco Fumarola
A Virginie Larre, storica dell’arte, brillante, bevitrice, imbranata e molto comica amica mia, questo requiem.
Se la malattia non fosse intervenuta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image136" height="85" alt="Tumore1.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Tumore1.miniatura.jpg" /> <img id="image135" height="85" alt="Tumore2.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Tumore2.miniatura.jpg" /></strong></p>
<p><strong>COMPAGNIA MALEBOLGE </strong>i<em>n coproduzione con</em> RialtoSantambrogio</p>
<p>ore 22.15 > Sala 14 del Protoconvento > (100 min.)</p>
<p><em>scritto e diretto da</em> Lucia Calamaro<br />
<em>con</em> Benedetta Cesqui / Lucia Calamaro – La Madre, Monika Mariotti – La Dottoressa<br />
<em>disegno luci</em> Marco Fumarola</p>
<p>A Virginie Larre, storica dell’arte, brillante, bevitrice, imbranata e molto comica amica mia, questo requiem.<br />
Se la malattia non fosse intervenuta, nella stagione 2006-2007 Virginie sarebbe stata a Roma come borsista a Villa Medici. Ma é successo. Allora  a Roma, ci sarà di lei solo questo mio ricordo. E mi piace credere che  mentre qualcuno lo vede, mentre sarà in scena, l’ombra in cui lei adesso si muove, sarà forse un po’ meno fitta, sfiorata dall’eco di questo fare</p>
<p>Questo è uno spettacolo di cui ancora ignoro  la natura . Soprattutto ora, che definitivamente uscito da me, ha vita propria. So solo che volevo uno spettacolo profondamente tragico che mi si trasforma tra le mani in qualcosa che  malgrado me,  lo è sempre meno. O diverso da come, nella totale libertà dell’immaginare, mi era apparso. E allora comincio a dirmi che c’è un’ironia  che è  risultato di desolazione, negazione, privazione, perché cerco di raccontare l’itinerario indicibile di un malato terminale. Rinasce da pochi anni un’antica pratica istituzionale: l’accompagnamento. Rimanda all’Ars moriendi, alle Confraternite della buona morte,  agli Hotels-Dieu: come se gestire la morte fosse affare più proprio del Medioevo che di altre epoche. Come se col tempo, oltre che paradossalmente edonistici, fossimo diventati anche immortali.<br />
Siamo qui. In un piano d’accompagnamento e di cure palliative  di un ospedale X. E’ il luogo tecnico medico dove  vanno a morire i malati terminali. Un posto strano. Ed e’ qui che  vivono  la Madre della Paziente e la Dottoressa. In questa culla di nature ibride,  dove tra i mezzi vivi, mezzi no, ingrossa e cresce il vuoto. E’ un non-luogo, non assomiglia a niente, e per la sua natura di portale di passaggio, alimenta con parole buie il mistero e la paura. Formule magiche sono pronunciate ad allargare i limiti della conoscenza. Elisir, miracoli d’arte varia,  preghiere, poi un’ultima operazione impossibile, scettico  appiglio risolutivo  che la medicina tende allo spirito. Infine la resa ad un corpo  invaso che non ha più tempo. Fin qui il Primo Atto.<br />
Il Secondo Atto comincia nella Sala di Conforto:una stanza adibita al ristoro di familiari e amici. Giornali, due chiacchere, cibo: si recupera familiarità con la vita. Ci si prova. O si fa finta. Ma é proprio qui che la storia si blocca. E da dentro. La cosa subisce un sabotaggio, dall’intimo. Lo spettacolo si inceppa, le sue funzioni vitali si  sovrappongono. La storia si sgretola e la cosa imbocca una piega diversa che, gira gira, si morde la coda. A richiamo e immagine  di  ben più metabolici disordini d’irrazionale natura,  e di  ben altri, irrisolti, nemici interiori.
</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Hamelin</title>
		<link>http://www.primaveradeiteatri.com/hamelin/</link>
		<comments>http://www.primaveradeiteatri.com/hamelin/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:04:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>3 giugno 2008</category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.primaveradeiteatri.com/hamelin/</guid>
		<description><![CDATA[  
PSICOPOMPOTEATRO in coproduzione con IMAIE, RialtoSantambrogio e Istituto Cervantes
ORE 20.45 > Teatro Sybaris > (110 min.)
con Roberto Rustioni, Luisa Merloni, Patrizia Rome, Mariano Nieddu, Gabriele Benedetti, Alessandro Quattro, Mario Monopoli
traduzione e regia Manuela Cherubini
Assistente alla regia Claudia Caviglia
disegno luci Gianni Staropoli
 
Hamelin è un’opera sul linguaggio. “Su come si forma e su come ammala il linguaggio”, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image129" height="96" alt="hamelin immagine_bassa.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//hamelin%20immagine_bassa.miniatura.jpg" /> <img id="image128" height="95" alt="HAMELIN2_bassa.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//HAMELIN2_bassa.miniatura.jpg" /> <img id="image130" height="95" alt="HAMELIN3_bassa.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//HAMELIN3_bassa.miniatura.jpg" /></strong></p>
<p><strong>PSICOPOMPOTEATRO </strong><font face="Arial"><em><span lang="ES-TRAD">in coproduzione con</span></em><span lang="ES-TRAD"> IMAIE, RialtoSantambrogio <em>e</em> Istituto Cervantes</span></font></p>
<p>ORE 20.45 > Teatro Sybaris > (110 min.)</p>
<p><em>con </em>Roberto Rustioni, Luisa Merloni, Patrizia Rome, Mariano Nieddu, Gabriele Benedetti, Alessandro Quattro, Mario Monopoli<br />
<em>traduzione e regia</em> Manuela Cherubini<br />
<em>Assistente alla regia</em> Claudia Caviglia<br />
<em>disegno luci</em> Gianni Staropoli<br />
<em> </em></p>
<p><em>Hamelin</em> è un’opera sul linguaggio. “Su come si forma e su come ammala il linguaggio”, perché il linguaggio è un corpo vivo, può ammalarsi e ammalare la realtà. Una cosa è il nome che decidiamo di darle. Forgiamo la realtà attraverso il linguaggio che è un plasma cangiante, illuminato dalle nostre pulsioni, dai nostri desideri, consci ed inconsci: la Verità è questo. Ciò che noi desideriamo che sia, ciò che noi temiamo che sia. Chi perde in questo gioco sono coloro che non possiedono gli strumenti per dominare il linguaggio. E&#8217; uno spettacolo sulla ricerca della Verità, di quella che temiamo, di quella che non vorremmo credere mai, di quella che costruiamo per allontanare il più possibile il male da noi: la Verità che vogliamo, seppelliamo, distruggiamo per ogni velo che solleviamo a scoprirla. Hamelin racconta l’incapacità di comprendere un essere umano attraverso un solo tratto: il pedofilo, il bambino, il giudice. L’essere umano è complesso, forse più di qualsiasi altra cosa ci sia dato conoscere. Comprendere non significa giustificare, né accusare, né impedire una condanna morale, significa complessificare il nostro giudizio.
</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Salvatore, Cacaticchiu, Gambilonghe e Ferdinando</title>
		<link>http://www.primaveradeiteatri.com/salvatore-cacaticchiu-gambilonghe-e-ferdinando-prima-nazionale/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 15:02:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>3 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[  
MYSELF / LA CORTE OSPITALE
ore 22.45 > Chiostro del Protoconvento > (65 min.) Prima nazionale
produzione Myself e La Corte Ospitale
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Armunia Festival Costa degli Etruschi
 
residenza creativa al Teatro Petrella di Longiano
scritto e diretto da Francesco Suriano
con Alessandro Lombardo e Francesco Aiello
scene e costumi Rosalba Balsamo
luci Stefano Pari
 
Il 2 ottobre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image132" height="96" alt="Cacaticchiu3.JPG" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Cacaticchiu3.JPG" /> <img id="image131" height="85" alt="Cacaticchiu4.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Cacaticchiu4.jpg" /> <img id="image133" height="96" alt="Cacaticchiu1.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Cacaticchiu1.jpg" /></strong></p>
<p><strong>MYSELF / LA CORTE OSPITALE</strong></p>
<p>ore 22.45 > Chiostro del Protoconvento > (65 min.) <strong>Prima nazionale</strong></p>
<p><em>produzione</em> Myself e La Corte Ospitale<br />
<em>in collaborazione con</em> Emilia Romagna Teatro Fondazione e Armunia Festival Costa degli Etruschi<br />
<em> </em></p>
<p><em>residenza creativa</em> <em>al</em> Teatro Petrella di Longiano<br />
<strong><em><span /></em></strong><em>scritto e diretto da</em> Francesco Suriano<br />
<em>con</em> Alessandro Lombardo e Francesco Aiello<br />
<em>scene e costumi</em> Rosalba Balsamo<br />
<em>luci </em>Stefano Pari<br />
<strong><em><font size="2"> </font></em></strong></p>
<p><font size="2">Il 2 ottobre 1847, nel Regno delle Due Sicilie, nella piana di Gerace, alle quattro del pomeriggio furono fucilati cinque giovani calabresi: Michele Bello, Pietro Mazzone, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori e Rocco Verduci.<br />
</font><font size="2">I cinque, poco più che ventenni, erano accusati di essere i capi di una rivolta contro il Re che per alcuni giorni seminò lo scompiglio nei comuni del distretto di Gerace, finché la sera del 6 settembre 1847, a Roccella, in modo emblematico e paradossalmente buffo, l’insurrezione terminò.</font></p>
<p><font size="2"><em><strong>NOTE DI REGIA<br />
</strong></em></font><font size="2">Lo spettacolo racconta l’epica minore dell’agente segreto del Regno delle due Sicilie, Salvatore Saltalamacchia. <br />
</font><font size="2">Il poliziotto è un personaggio di fantasia che racconterà nel suo dialetto secco e pungente i fatti storici del 1847 passati alla cronaca come “I moti di Gerace”. Passando da personali e ironiche elucubrazioni fino a descrivere i dettagli dei tragici avvenimenti, Salvatore, riuscirà a evocare il particolare momento storico, avvenuto in Calabria, che in qualche modo aprirà la strada al Risorgimento italiano.<br />
</font><font size="2">Ma il suo è anche un viaggio nelle cantine e nei vicoli di Napoli e in una Calabria che ai suoi occhi appare popolata da guardie del palazzo reale talmente piccole da stare nella “sacchetta” dei pantaloni, da topi mostruosi, dal Re Ferdinando II, da uomini dalle gambe lunghissime capaci di attraversare l’Italia con poche falcate, da bambini che raccolgono sterco di mulo che invece di parlare cantano e da calabresi che si rivoltano contro le autorità senza sapere nemmeno la ragione, perché se c’è una rivolta bisogna partecipare. Saltalamacchia riuscirà a comprendere le ragioni di quell’insurrezione fino a schierarsi dalla parte di quelli che si ribellano.<br />
</font><font size="2">Il protagonista in un gioco delle parti interpreterà anche gli altri personaggi, dai cinque martiri a Ferdinando II, dal capo della polizia a una cortigiana del palazzo reale e altri che popolano questo frammento di storia che forse oggi chiede ancora delle risposte.<br />
</font><font size="2">Sulla scena predomina l’alluminio: nelle favole calabresi non c’è mai l’oro c’è solo il metallo più povero, appunto l’alluminio. Perché la Calabria è ancora piena di latta, come i tetti delle case che la coprono, i muri di latta che separano i terreni, le latte arrugginite sulle spiagge. La landa, come viene chiamata la latta in Calabria, una favola in una landa deserta.<br />
</font><em><font size="2"> </font></em><em><em><font size="2">Francesco Suriano<br />
</font></em> </em><em></p>
<p /></em>
</p>
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		<title>Maggio ’43</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 14:50:19 +0000</pubDate>
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	<category>31 maggio 2008</category>
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		<description><![CDATA[  
SANTO ROCCO &#038; GARRINCHA/DAVIDE ENIA
 ore 20.45 > Teatro Sybaris > (100 min.)
di e con Davide Enia
musiche in scena Giulio Barocchieri
Cos’è la notte quando tanto arriva sempre l’urlo della sirena d’allarme per i bombardamenti notturni? Cos’è che non ce la faccio più a mangiare sempre pane nero e allora cerco di pescare le anguille? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left"><img id="image103" height="84" alt="Maggio43 -5.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Maggio43%20-5.miniatura.jpg" /> <img id="image102" height="96" alt="Maggio43 -3.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Maggio43%20-3.miniatura.jpg" /> <img id="image98" height="84" alt="Maggio43 -11.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Maggio43%20-11.miniatura.jpg" /></p>
<p align="left"><strong>SANTO ROCCO &#038; GARRINCHA/DAVIDE ENIA</strong></p>
<p align="left"> ore 20.45 > Teatro Sybaris > (100 min.)</p>
<p align="left"><em>di e con</em> Davide Enia</p>
<p align="left"><em>musiche in scena</em> Giulio Barocchieri</p>
<p>Cos’è la notte quando tanto arriva sempre l’urlo della sirena d’allarme per i bombardamenti notturni? Cos’è che non ce la faccio più a mangiare sempre pane nero e allora cerco di pescare le anguille? Cos’è strisciare contro i muri per non farsi vedere dalla milizia fascista? Cos’è cercare l’amuchina al mercato nero? Cos’è che mi servono 1800 lire per le medicine e non so come recuperarle? Cos’è vedere il massacro di Palermo il 9 maggio ’43 e camminarci dentro e non ci sono più le case e nemmeno le strade e non si vede niente che c’è polvere e fumo dappertutto ma comunque quello che vedi nemmanco si riconosce?</p>
<p>Il nuovo lavoro trae linfa da una serie di interviste a persone che subirono quei giorni del maggio ‘43, e ne uscirono miracolosamente illese. Dalla loro narrazione e dai frammenti di memoria raccolti principia l’elaborazione drammaturgica, che scompone e intreccia e rielabora queste testimonianze, per poi incastonarle in un’unica storia. Erano tempi cupi, in cui necessario era ingegnarsi per riuscire a sopravvivere. Erano tempi atroci, in cui la morte cadeva inattesa dall’alto o dal basso dei mercati neri, che stritolavano con prezzi schizzati alle stelle. Erano tempi malati e bugiardi, tempi cinici e bari. Assomigliano ad oggi.
</p>
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		<title>La nuova colonia</title>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 14:27:01 +0000</pubDate>
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	<category>7 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[
SPAZIO TEATRO
ore 19.45 > Sala delle Arti del Protoconvento > (70 min.)
di Luigi Pirandello
con Domenica R. Buda, Gaetano Tramontana, Giovanni Squillacioti (percussioni), Giuseppe Tropeano (chitarre)
scene e costumiAldo Zucco
con la collaborazione di Maria Grazia Bono e Francesca Chiappetta
regia di Gaetano Tramontana

La nuova colonia è un mito sociale, il primo dei “miti” pirandelliani – composto nel 1928 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image146" height="90" alt="Nuova colonia 1.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//Nuova%20colonia%201.jpg" /></strong></p>
<p><strong>SPAZIO TEATRO</strong></p>
<p>ore 19.45 > Sala delle Arti del Protoconvento > (70 min.)</p>
<p><em>di </em>Luigi Pirandello<br />
<em>con </em>Domenica R. Buda, Gaetano Tramontana<em>, </em>Giovanni Squillacioti (percussioni), Giuseppe Tropeano (chitarre)<br />
<em>scene e costumi</em>Aldo Zucco<br />
<em>con la collaborazione di</em> Maria Grazia Bono e Francesca Chiappetta<br />
<em>regia di</em> Gaetano Tramontana<br />
<em><span /></em></p>
<p><em>La nuova colonia</em> è un mito sociale, il primo dei “miti” pirandelliani – composto nel 1928 – cui seguiranno con <em>Lazzaro </em>il mito religioso e con <em>I giganti della montagna</em> il mito dell’arte. Testo pochissimo frequentato, <em>La nuova colonia</em> da tempo ci attira per almeno due motivi. Il carattere popolare del testo, a partire dalla sua ambientazione così distante dalle ambientazioni borghesi che caratterizzano i testi più noti del drammaturgo siciliano. Il profilo dei personaggi è forte e carico di passionalità, anzi proprio la repressione degli istinti si pone ad un certo punto come elemento catalizzante della narrazione. Poveri, ladri e prostitute popolano <em>La nuova colonia</em>, un nucleo di diseredati spinto con forza ai margini della società che decide di cambiar vita e di esiliarsi da sé, per costruire una nuova società, un nuovo mondo, che se a primo acchito sembra prendere il carattere della ribellione, ad un’attenta lettura si rivela come ferma volontà di redenzione: darsi una seconda opportunità di liberarsi da un passato di illegalità, darsela da sé questa opportunità visto che la cosiddetta società civile non ci pensa neanche, avendoli marchiati a vita come reietti. E qui risiede il secondo motivo d’attrazione: la riflessione sulla possibilità di ricreare una comunità garantendo regole giuste e democratiche. Impresa ardua, quasi impossibile: la ferinità dell’animo umano tende ad avere la meglio, nonostante i tentativi più puri; la convivenza ribalta addirittura i valori individuali, facendo prevalere l’interesse ed un costante stato d’emergenza.
</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Festino</title>
		<link>http://www.primaveradeiteatri.com/il-festino/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 May 2008 14:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vlad</dc:creator>
		
	<category>7 giugno 2008</category>
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		<description><![CDATA[  
SUD COSTA OCCIDENTALE/EMMA DANTE
ore 21.00 > Teatro Sybaris > (100 min.)
testo e regia Emma Dante                                                                   
con Gaetano Bruno
luci Antonio Zappalà
foto carmine maringola
produzione Sud Costa Occidentale
in collaborazione con Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e Festival delle Colline Torinesi
“Paride sono io. Io e mio fratello siamo identici come due gocce d’acqua con l’unica differenza che io cammino e lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img id="image148" height="96" alt="IlFestino5 media foto di Carmine Maringola.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//IlFestino5%20media%20foto%20di%20Carmine%20Maringola.miniatura.jpg" /> <img id="image147" height="95" alt="IlFestino1 foto di Carmine Maringola.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//IlFestino1%20foto%20di%20Carmine%20Maringola.miniatura.jpg" /> <img id="image149" height="96" alt="IlFestino2 foto di Carmine Maringola.jpg" src="http://www.primaveradeiteatri.com/img//IlFestino2%20foto%20di%20Carmine%20Maringola.miniatura.jpg" /></strong></p>
<p><strong>SUD COSTA OCCIDENTALE/EMMA DANTE</strong></p>
<p>ore 21.00 > Teatro Sybaris > (100 min.)</p>
<p><em>testo e regia</em> Emma Dante                                                                   <br />
<em>con</em> Gaetano Bruno<br />
<em>luci</em> Antonio Zappalà<br />
<em>foto</em> carmine maringola<br />
<em>produzione</em> Sud Costa Occidentale<br />
<em>in</em> <em>collaborazione con </em>Nuovo Teatro Nuovo di Napoli e Festival delle Colline Torinesi</p>
<p>“Paride sono io. Io e mio fratello siamo identici come due gocce d’acqua con l’unica differenza che io cammino e lui no. Io sono il corpo e mio fratello è la mente, io mangio e Iacopo si sazia, io dormo e mio fratello sogna…Quanti scherzi abbiamo fatto e tutti ci cascavano: ci scambiavamo i nomi e nessuno poteva distinguerci, tranne la mamma che puniva solo me. Ogni volta che io mi sedevo sulla sedia a rotelle di mio fratello per fare uno scherzetto, la mamma mi chiudeva al buio nello sgabuzzino. Te la posso dire una cosa? Ho passato la vita dentro lo sgabuzzino, in castigo, da solo. All’inizio avevo paura, mi mancava l’aria e le scope mi guardavano storto! Poi col tempo ci ho fatto amicizia: gli ho dato dei nomi e ho cominciato a parlarci. Te la posso dire una cosa? Loro mi rispondevano. Sapessi quante cose ci siamo detti! Mio padre mi sfotteva, diceva che io ero tutto aggrippato ‘ntesta e mio fratello nelle gambe. Io gli volevo bene a mio fratello e ho passato la vita a cercare di convincerlo ad alzarsi. Tutto ho messo in equilibrio per dimostrarglielo: gli stuzzicadenti, le posate, l’ombrello di papà, lo scopettino del cesso,i nostri spazzolini da denti e infine le scope, tutto tranne lui che era il più facile, che tutti i cristiani stanno in piedi, ma lui mi ha fatto penare! Per lui sono diventato un ricercatore di baricentri”. Oggi, Paride compie trentanove anni e dietro la porta non c’è più nessuno. Persa è la chiave e nello spazio ristretto dentro il quale vive, si allarga ogni giorno la sua libertà. Con un senso di felice evasione, Paride s’inverte col suo doppio, ci gioca, lo sfotte e non capisce più se dei due è l’altro o se stesso. Dentro lo sgabuzzino scarta il regalo del suo compleanno, ricevuto dal padre: otto scope e una lettera di auguri. Lo stanzino si affolla:Guendalina, Giangaspare, Vincenzo, Antonella, Carola e Sammy sono invitati al festino dei due gemelli. Iacopo balla con le scope il cha cha cha mentre Paride gli sussurra all’orecchio la formuletta magica: “thalita kuum, thalita kuum”&#8230;Le scope rimangono dritte, in equilibrio.
</p>
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