
SUTTA SCUPA
ore 20.45 > Teatro Sybaris > (70 min.)
di e con Giuseppe Provinzano
Nel luglio del 2001 a Genova si sono consumati degli eventi di una tragicità epocale, tali da riuscire ad annoverare Genova alla stessa stregua di grandi città palcoscenico di tragedie. Penso a una Genova che come Tebe, come Troia, possa diventare il luogo di una storia che resti nella memoria, luogo del mito e della sua tragedia. Ma questa tragedia oggi non si può rappresentare.
Forse potremo farlo tra 1000 anni, quando questa memoria sarà divenuta tale. Essa non è rappresentabile per il semplice motivo che i fatti in questione non hanno ancora assunto valore di storia avendo ancora valenza di cronaca, perché nuovi risvolti emergono quotidianamente come a delineare nuovi elementi per una potenziale drammaturgia,perché i protagonisti non sono ancora personaggi perché ancora persone. Questa città e la sua storia vivono così questo parossismo tra urgenza di racconto e irrappresentabilità del tutto. Ma questa storia va raccontata. Ne ha tutto il diritto. Ne abbiamo tutto il dovere. Gli elementi perché questa rappresentatabilità prenda atto d’altronde ci sono tutti. Eccone alcuni potenzialmente validi:
Abbiamo un ragazzo morto da assurgere ad eroe e\o vittima.
Ne abbiamo un altro, assassino, candidato a divenire l’ anti-eroe e\o la vittima.
Abbiamo “8 re” che malgrado tutto hanno passato un piacevole weekend.
Abbiamo il loro esercito, che impavido, ha seminato il terrore tra le folle.
Abbiamo più di 500000 persone che già hanno gridato in “coro”.
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FIBRE PARALLELE
ore 22.30 > Sala 14 del Protoconvento > (65 min.)
ispirato dal romanzo omonimo di Giovanna Furio
Selezione Premio Scenario 2007
di e con Licia Lanera e Riccardo Spagnulo
assistente alla regia Maria Elena Germinario
luci Carlo Quartararo
scene Gianluigi Carbonara
oggetti di scena Nunzia Guacci
collaborazione tecnica Frank Lamacchia
organizzazione Elisabetta Lapadula
grafica Alessandra di Ridolfo
si ringrazia per la collaborazione Fabrica#Famae e lo Spazio O.F.F. di Trani
“Gesù ha sofferto le carni della donna e dell’uomo e sa benissimo che il desiderio e il piacere sono alla base della creazione. Quindi la donna sarà il frumento della sua casa, quindi la donna sarà il pane quotidiano, quindi la donna sarà il male e la pietà del male, il bene e la pietà del bene. Quindi la donna avrà in sè tutte le contraddizioni care a Gesù: la tenerezza e l’oblio, la condanna e l’assoluzione, il parto e il figlio, la luce e la tenebra.” Alda Merini.
La donna, il femminile, avanza lentamente fino a rivelare il suo volto.
L’uomo, il maschile, è appeso a un grande crocifisso, immobile, capelli lunghi e panno bianco. Aspetta.
La preghiera di redenzione che innalza la donna fa compiere il miracolo inatteso: Cristo muove la sua testa fino a incontrare lo sguardo della disperata.
Questo incontro, questo cortocircuito genera un’esplosione e una deframmentazione del concetto d’amore e di religione, di anima e di corpo, che si fronteggiano e si fondono in una grottesca storia d’amore e di purificazione.
Cristo, uomo tra gli uomini, un extracomunitario del sentimento, offre il suo amore al grado zero, terreno, cioè il più semplice, ma incontra le resistenze e le barricate messe in piedi dalla donna, vincolata da una spiritualità dogmatica e restrittiva.
Il racconto della storia, ombroso ed grottesco, sfiora a tratti una sorta di formulario del kitsch, che domina il senso religioso del Sud, tra altarini-museo e riti personali, trasformando la scena in una discarica religiosa.