Hamelin

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PSICOPOMPOTEATRO in coproduzione con IMAIE, RialtoSantambrogio e Istituto Cervantes

ORE 20.45 > Teatro Sybaris > (110 min.)

con Roberto Rustioni, Luisa Merloni, Patrizia Rome, Mariano Nieddu, Gabriele Benedetti, Alessandro Quattro, Mario Monopoli
traduzione e regia Manuela Cherubini
Assistente alla regia Claudia Caviglia
disegno luci Gianni Staropoli
 

Hamelin è un’opera sul linguaggio. “Su come si forma e su come ammala il linguaggio”, perché il linguaggio è un corpo vivo, può ammalarsi e ammalare la realtà. Una cosa è il nome che decidiamo di darle. Forgiamo la realtà attraverso il linguaggio che è un plasma cangiante, illuminato dalle nostre pulsioni, dai nostri desideri, consci ed inconsci: la Verità è questo. Ciò che noi desideriamo che sia, ciò che noi temiamo che sia. Chi perde in questo gioco sono coloro che non possiedono gli strumenti per dominare il linguaggio. E’ uno spettacolo sulla ricerca della Verità, di quella che temiamo, di quella che non vorremmo credere mai, di quella che costruiamo per allontanare il più possibile il male da noi: la Verità che vogliamo, seppelliamo, distruggiamo per ogni velo che solleviamo a scoprirla. Hamelin racconta l’incapacità di comprendere un essere umano attraverso un solo tratto: il pedofilo, il bambino, il giudice. L’essere umano è complesso, forse più di qualsiasi altra cosa ci sia dato conoscere. Comprendere non significa giustificare, né accusare, né impedire una condanna morale, significa complessificare il nostro giudizio.

Salvatore, Cacaticchiu, Gambilonghe e Ferdinando

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MYSELF / LA CORTE OSPITALE

ore 22.45 > Chiostro del Protoconvento > (65 min.) Prima nazionale

produzione Myself e La Corte Ospitale
in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione e Armunia Festival Costa degli Etruschi
 

residenza creativa al Teatro Petrella di Longiano
scritto e diretto da Francesco Suriano
con Alessandro Lombardo e Francesco Aiello
scene e costumi Rosalba Balsamo
luci Stefano Pari
 

Il 2 ottobre 1847, nel Regno delle Due Sicilie, nella piana di Gerace, alle quattro del pomeriggio furono fucilati cinque giovani calabresi: Michele Bello, Pietro Mazzone, Gaetano Ruffo, Domenico Salvadori e Rocco Verduci.
I cinque, poco più che ventenni, erano accusati di essere i capi di una rivolta contro il Re che per alcuni giorni seminò lo scompiglio nei comuni del distretto di Gerace, finché la sera del 6 settembre 1847, a Roccella, in modo emblematico e paradossalmente buffo, l’insurrezione terminò.

NOTE DI REGIA
Lo spettacolo racconta l’epica minore dell’agente segreto del Regno delle due Sicilie, Salvatore Saltalamacchia. 
Il poliziotto è un personaggio di fantasia che racconterà nel suo dialetto secco e pungente i fatti storici del 1847 passati alla cronaca come “I moti di Gerace”. Passando da personali e ironiche elucubrazioni fino a descrivere i dettagli dei tragici avvenimenti, Salvatore, riuscirà a evocare il particolare momento storico, avvenuto in Calabria, che in qualche modo aprirà la strada al Risorgimento italiano.
Ma il suo è anche un viaggio nelle cantine e nei vicoli di Napoli e in una Calabria che ai suoi occhi appare popolata da guardie del palazzo reale talmente piccole da stare nella “sacchetta” dei pantaloni, da topi mostruosi, dal Re Ferdinando II, da uomini dalle gambe lunghissime capaci di attraversare l’Italia con poche falcate, da bambini che raccolgono sterco di mulo che invece di parlare cantano e da calabresi che si rivoltano contro le autorità senza sapere nemmeno la ragione, perché se c’è una rivolta bisogna partecipare. Saltalamacchia riuscirà a comprendere le ragioni di quell’insurrezione fino a schierarsi dalla parte di quelli che si ribellano.
Il protagonista in un gioco delle parti interpreterà anche gli altri personaggi, dai cinque martiri a Ferdinando II, dal capo della polizia a una cortigiana del palazzo reale e altri che popolano questo frammento di storia che forse oggi chiede ancora delle risposte.
Sulla scena predomina l’alluminio: nelle favole calabresi non c’è mai l’oro c’è solo il metallo più povero, appunto l’alluminio. Perché la Calabria è ancora piena di latta, come i tetti delle case che la coprono, i muri di latta che separano i terreni, le latte arrugginite sulle spiagge. La landa, come viene chiamata la latta in Calabria, una favola in una landa deserta.
 Francesco Suriano