Fumiere. Storia imprevista ed abbagliante

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SCENARI VISIBILI

ore 19.45 > sala 14 del Protoconvento > (60 min.)

da un’idea di Emma Leone

di e con Dario Natale

e con Maria Teresa Guzzo, Gianluca Vetromilo.

luci e fonica Gemma Anais Principe

foto di scena Angelo Maggio

Fumiere- storia imprevista ed abbagliante -  parte da un dato di cronaca, l’uccisione avvenuta nel maggio 1991 a Lamezia Terme, dei due netturbini Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, ed a loro è dedicato. Nato come idea, da una discussione sul come ridare attenzione alle tante vittime “minori” di mafia, Fumiere è poi diventata la storia di un richiamo, l’invenzione di un personaggio e del suo racconto, evocato nell’azione notturna urbana, con la  febbre elettrica dei lampioni e il rumore del robusto carrettino della nettezza che fanno da corredo sonoro al  narrare, al narrarsi con la scopa di saggina che diventa  albero del canto,  strumento sciamanico che scaccia anche gli spiriti, ma chi è il nostro eroe? Sappiamo che era un netturbino, sappiamo che lavorava di notte e che soffriva di crisi epilettiche, che amava il calcio e Rino Gaetano, ci siamo invece detti che adora il suo lavoro e ricicla la monnezza in poesia tramite un processo di raccolta differenziata: da una parte le voci, dall’altra i pensieri, della gente, della strada, solo una cosa può interrompere il suo vagare ed è il… Fumiere, corruzione del dialetto fhumìari/compost, ed è il compost inquinato urbano, sovrapposizione di ricordi impastati e neri come pece silana, pezzi di inferno caduti sulla terra, capisce, il nostro amico, che oltre i confini dei suoi sogni c’è qualcosa di ricorrente e di incombente, una minaccia che fa spagnare , tribolare, e allora chiama chiama, aspetta aspetta,  fino al…silenzio, il silenzio di un clown che lo invita ad un imprevisto giro di giostra, perchè così è stato davvero, e ride, ride,  forse capisce il gioco della vita ed il nesso della fratellanza e gli piace che vorrebbe continuare.. per sempre…fino alla fine del mondo.

Nella solitudine dei campi di cotone

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COMPAGNIA KRYPTON / EGUMTEATRO

ore 20.45 > Teatro Sybaris > (95 min.)

di Bernard-Marie Koltès
traduzione Anna Barbera
regia Annalisa Bianco e Virginio Liberti
con Fulvio Cauteruccio e Michele Di Mauro
scene Horacio De Figueiredo, costumi Marco Caboni, suono Otto Rankerlott
luci Loris Giancola, fonica Cristiano Caria
una produzione Compagnia Teatrale Krypton – Egumteatro – Mittelfest 2006
con il contributo di Ente Cassa di Risparmio di Firenze

Un incontro con la poesia di Koltès e il suo immaginario straziante, fatto di tenebre e di paure infantili, di disperata necessità di affetto. Parole che cercano di superare l’inesorabile difficoltà di esprimersi, di superare la solitudine affollata di ricordi fantasmagorici. Parole che sono musica, musica delicata che tocca e stravolge l’anima. In questo testo, il più famoso dell’autore di Metz, pubblicato da Edition De Minuit nel 1986 due uomini: un cliente – Fulvio Cauteruccio e un dealer – Michele Di Mauro a notte tarda si incontrano per caso.Entrambi fuggiti dalle proprie case, ma non casualmente. Uno di loro dice che ha qualcosa da vendere. L’altro sta al gioco e dice che forse comprerà. Di cosa si tratta? Non si sa, forse l’amore, forse qualche oggetto, forse il tempo, forse il pensiero, forse l’ascolto. Un dialogo serrato che è una sfida, un allontanarsi, un cacciarsi, un inseguirsi dei due personaggi in labirinti verbali violenti quanto uno scontro fisico. Eppure l’opposizione tra i due sembra nascondere un bisogno di possessione reciproco, qualcosa che li lega indissolubilmente l’un l’altro. Nessuna motivazione apparente li obbliga a continuare la conversazione, soprattutto perché il gioco diviene sempre più pericoloso ma entrambi sono come logorati dalla volontà di aspettare la risposta dell’altro e continuare il dialogo all’infinito. Tutto appare come una transazione commerciale. Il progetto sigla l’incontro di due compagnie toscane, Krypton e Egumteatro, sostenute dalla collaborazione produttiva del Mittelfest di Cividale del Friuli e con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Briganti

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Gianfranco Berardi

ore 22.45 > Chiostro del Protoconvento > (55 min.)

scritto diretto ed interpretato da Gianfranco Berardi
assistenza alla Regia e Luci Gabriella Casolari
con la supervisione di Marco Manchisi
produzione e distribuzione C.I.P.S  di Bari 

Il progetto dal nome “Briganti” nasce nel febbraio 2000 attraverso un primo lavoro di ricerca prettamente storico – sociale. Studiando, leggendo e ricercando su libri di storia, su testi di autori contemporanei (uno fra tanti Tommaso Pedio), e documenti rinvenuti in biblioteche, è nata la volontà di rendere sottoforma teatrale, di descrivere attraverso la messinscena, quelle emozioni e quelle atmosfere vissute in questa prima fase del lavoro. Il progetto infatti affronta le tematiche del brigantaggio meridionale post-unitario (1860-61); la scena si svolge in una cella delle carceri del ex- Regno delle Due Sicilie, dove, attraverso le memorie di un giovane ventiseienne caduto prigioniero in battaglia, si rivivono avvenimenti ed episodi che hanno segnato la vita delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia prodotti dallo scontro fra  il nuovo ordine costituito e reazionari. L’intero universo dei fatti narrati trae spunto da documenti storici di vicende realmente accadute e spesso tralasciate dalla storiografia ufficiale. Ad essi, però, si miscela il mondo della tradizione orale popolare non privo di spunti fantastici. Il testo trasforma in sogno realtà crudeli, ironizza su temi, nostro malgrado, ancora vivi, ponendo attenzione sulle radici “culturali” del problema, cercando di non cadere in una retorica politica. “L’ignoranza genera violenza, violenza genera violenza” è uno dei principi che si intende trasmettere con il lavoro. Un solo attore in scena con una sedia, cerca di manifestare una taglio di una storia ancora per un certo verso negata, ancora attuale e sicuramente universale; mette in scena particolari, dettagli, racconti ispirati a precise zone o personaggi storici evitando di chiudere il tutto in una realtà spaziale circoscritta, senza alcuna narrazione filologica della storia. Scene e luoghi della memoria sono affidati al lavoro delle luci. Alla vita di Carmine Crocco, alla quale molte biografie di eroi celebri possono essere paragonate e alle sue scorribande nelle province lucane, è liberamente ispirato il lavoro, in quanto testimone di ribellione come reazione e non rivoluzione.